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DidascaliaImmagine: Ajay Kumar Chaurasiya, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
La resistenza agli antibiotici (AMR) è una delle più grandi sfide globali nel mondo della salute.
Di questa emergenza si è discusso al Convegno “Amr e Vaccini – Strategie integrate per contrastare una minaccia globale”, promosso dall’Osservatorio nazionale per i diritti dei malati (Onde), che si è tenuto a Roma nel pomeriggio di martedì 15 luglio.
«Ogni anno, in Europa, oltre 35 mila persone muoiono a causa di infezioni resistenti ai trattamenti e l'Italia, con 12 mila morti l'anno, è tra i Paesi con la maggiore incidenza. Cifre che, in assensa di interventi adeguati, sono destinate ad aumentare.
Tuttavia, la lotta ai batteri resistenti «non può basarsi solo sulla disponibilità di nuovi antibiotici, benché urgenti e necessari» avverte Robert Nisticò, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il problema, secondo Nisticò, va affrontato «con una strategia integrata, fondata su prevenzione, uso consapevole degli antimicrobici, sorveglianza epidemiologica e, soprattutto, nuovi vaccini, che sono uno strumento importante di prevenzione».
Mentre le malattie prevenibili con il vaccino rialzano la testa, però, «in Italia non esiste ancora un'anagrafe vaccinale nazionale consultabile da cittadini e medici in modo centralizzato» osserva Fabrizio Pregliasco, professore di Igiene generale e applicata all'Università di Milano. «Le singole Regioni e Asl gestiscono archivi separati» precisa e perciò «sarebbe utile renderli comunicanti fra di loro».
Nel 2024 in Italia ci sono stati 1.045 casi di morbillo, mentre erano stati 44 nel 2023. E di questa malattia, come sottolinea Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata ricordando il recente caso di Liverpool, «ancora si muore. Tre neonati sono morti per pertosse in autunno. La difterite si è riaffacciata in Europa». I vaccini, precisa, «proteggono non solo l'individuo ma anche la collettività, impedendo la diffusione di batteri pericolosi che possono sviluppare resistenze, come lo pneumococco. Le infezioni da germi resistenti «costano in Italia più del doppio della media Europea: tra perdita di produttività e giornate di degenza il costo medio per ogni cittadino italiano è di 58 euro contro una media Europea di 22. Non basta dare un antibiotico - avverte Matteo Bassetti, direttore dell'Unità di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova - bisogna dare quello giusto. Non solo in ospedale ma anche sul territorio, dove ci sono ancora tante prescrizioni inappropriate».
L'Aifa di recente ha inserito nuovi antibiotici per infezioni resistenti (i cosiddetti “reserve”) nel Fondo per i farmaci innovativi, permettendo così alle Regioni di utilizzare di risorse per comprare terapie costose, ma salvavita quando altre non sono più efficaci. «È un segnale importante di consapevolezza - commenta Stefano Vella, professore di Metodologia della ricerca clinica all'Università di Tor Vergata e responsabile scientifico del Convegno - ma queste armi devono restare l'ultimo approdo. Mentre l'obiettivo è anche far sì che i batteri circolino meno, grazie ai vaccini e a diagnosi di laboratorio più accurate, in grado di identificare, per un determinato batterio, l'antimicrobico più efficace». La lotta all’Amr «deve diventare una priorità strategica – conclude Vella - al pari della sicurezza nazionale. Serve una governance centralizzata, investimenti mirati e una visione integrata. Solo così potremo prevenire una crisi sanitaria globale».
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