Resistenza agli antibiotici: aumentano i casi di Klebsiella pneumoniae ipervirulenta in Europa

La segnalazione

Resistenza agli antibiotici: aumentano i casi di Klebsiella pneumoniae ipervirulenta in Europa

Klebsiella_pneumoniae_01.png

Immagine: CDC, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Con una valutazione rapida del rischio, l’ECDC mette in guardia dai pericoli dell’aumentata diffusione di un ceppo di K.penumoniae ipervirulento e resistente ai carpabenemi. Rispetto ai ceppi “classici” pericolosi per pazienti fragili, questo patogeno causa infezioni gravi anche in persone sane

Un ceppo ipervirulento di Klebsiella pneumoniae, denominato (ST)23, resistente ai carpabenemi si sta diffondendo in Europa. La segnalazione arriva da una valutazione rapida del rischio dell’ European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) che d’ora in avanti diffonderà aggiornamenti periodici sui casi registrati. 

La comparsa di questi batteri doppiamente pericolosi, perché ipervirulenti e perché resistenti agli antibiotici “di riserva”, è particolarmente preoccupante perché a differenza dei ceppi “classici” di K. pneumoniae che colpiscono per lo più soggetti immunocopmpromessi, i ceppi hvKp ST23-K1 (la sigla sta per Klebsiella pneumoniae ipervirulento ST-23) sono in grado di causare infezioni gravi anche in persone giovane e sane. 

Ci troviamo di fronte quindi a batteri che colpiscono anche nella comunità, che provocano infezioni gravi e che non rispondono ai trattamenti disponibili. Un mix di caratteristiche fatali. 

In confronto al 2021, anno a cui risale l’ultimo monitoraggio, i Paesi che hanno segnalato infezioni da hvKp ST23-K1 sono passati da 4 a 10 e il numero di casi segnalati è passato da 12 a 143. I batteri di cui si parla hanno acquisito molti geni resistenti ai carpabenemi, gli antibiotici che rappresentano l’ultima frontiera disponibile per combattere le infezioni delle klebsielle che non rispondono ad altre terapie. Esaurita questa possibilità terapeutica, non ve ne sono altre. Le strutture sanitarie utilizzano rigidi protocolli per evitare la diffusione delle infezioni al loro interno. Dopo Covid queste misure sono state generalmente rafforzate in tutta Europa. Eppure, gli esperti dell’ECDC temono che le precauzioni adottate finora dagli operatori sanitari non siano sufficienti. Lo suggerisce quanto accaduto in Irlanda dove si è assistito a una diffusione del ceppo resistente hvKp ST23-K1 tra le strutture ospedaliere. In altri Paesi, tra cui Francia, Lettonia e Lituania, si sono registrati cluster di casi ancora non confermati ufficialmente che segnalano una potenziale trasmissione delle infezioni resistenti nella popolazione. 

Finora, i ceppi di Klebsiella pneumoniae ipervirulenti erano stati trovati principalmente in Asia dove avevano causato infezioni anche tra persone sane nella comunità, al di fuori degli ospedali. È una differenza sostanziale rispetto ai ceppi “classici” di K pneumoniae che tipicamente causano infezioni in pazienti ospedalieri vulnerabili e immunocompromessi. Le infezioni causate da ceppi hvKp sono molto aggressive, si manifestano con polmoniti e ascessi epatici, tendono a progredire rapidamente e a diffondersi ad altri siti e sono associate ad elevata morbilità e mortalità.

Negli ultimi anni i ceppi hvKp hanno iniziato a diffondersi anche negli ambienti sanitari in Asia e, sebbene i ceppi iniziali fossero sensibili agli antibiotici, con il passare del tempo le nuove generazioni di batteri hanno acquisito un numero maggiore di geni di resistenza agli antibiotici.

Lo stesso fenomeno si è verificato anche in Europa: nel corso del tempo lo spettro dei geni resistenti ai carpabenemi nei campioni isolati di hvKp ST23 si è ampliato e di conseguenza l’efficacia degli antibiotici è notevolmente diminuita. 

«L’aumento dei casi di Klebsiella pneumoniae ipervirulenta resistente ai carbapenemi (hvKp) segnalato all'Ecdc dai Paesi dell'UE/SEE è motivo di preoccupazione a causa della gravità delle infezioni da hvKp combinata con la loro resistenza agli antibiotici di ultima linea, che rende le infezioni difficili da trattare», ha affermato Dominique Monnet, capo della sezione per la resistenza antimicrobica e le infezioni associate all'assistenza sanitaria dell'ECDC.