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Tubercolosi: senza diagnosi 1 europeo su 5
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Redazione
Le persone non diagnosticate non possono accedere alle cure e continuano a trasmettere la malattia nelle loro comunità. In Europa livelli di resistenza ai farmaci rimangono molto più elevati rispetto ad altre regioni del mondo

La Regione Europea, che comprende 53 paesi tra Europa e Asia centrale, inclusi i 30 Stati dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, continua a registrare difficoltà significative nel contrasto alla tubercolosi. È quanto emerge dal nuovo rapporto congiunto «Tuberculosis Surveillance and Monitoring in Europe 2026», pubblicato oggi dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie e dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo il documento, circa un caso su cinque di tubercolosi non viene diagnosticato o notificato. Questo ritardo nella rilevazione ha conseguenze dirette sulla salute pubblica: le persone non diagnosticate non possono accedere alle cure e continuano a trasmettere la malattia nelle loro comunità. La difficoltà di rilevazione si accompagna a un altro problema grave: i livelli di resistenza ai farmaci rimangono molto più elevati rispetto ad altre regioni del mondo.

«Durante l’ultimo decennio, i paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo hanno registrato una diminuzione dei casi di tubercolosi del 33% e dei decessi del 17%. Questo progresso è il risultato del forte impegno degli Stati membri e dei nostri sforzi congiunti», ha dichiarato la direttrice del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, Pamela Rendi-Wagner. «Per raggiungere gli obiettivi del 2030 sono necessari continui sforzi e collaborazione per migliorare la diagnosi precoce e il follow-up dei pazienti già diagnosticati».

«Un europeo su cinque con tubercolosi è ancora trascurato dai servizi sanitari», aggiunge il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Henri P. Kluge. «Non si tratta solo di una mancanza nella rilevazione: è una possibilità persa di curare più precocemente, prevenire sofferenze e fermare ulteriori trasmissioni. Abbiamo fatto progressi, con un’incidenza della malattia scesa del 39% e i decessi ridotti del 49% dal 2015, ma non stiamo procedendo abbastanza rapidamente, e la tubercolosi resistente ai farmaci resta una delle minacce più gravi».

La resistenza ai farmaci rappresenta un’emergenza regionale. La Regione Europea concentra una quota sproporzionata della tubercolosi resistente a rifampicina o multidrogoresistente a livello globale. Nel 2024 sono stati confermati 26 845 casi resistenti, di cui 817 nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo. La percentuale di nuovi casi resistenti nella Regione raggiunge il 23%, circa sette volte la media mondiale, mentre tra i pazienti già trattati la resistenza sale al 53%, tre volte la media globale. La difficoltà di cura dei casi resistenti è alta: i regimi terapeutici sono più lunghi e complessi e il tasso di successo dei trattamenti resta basso, con solo il 56% dei pazienti con tubercolosi resistente che raggiunge un trattamento efficace nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo.

Il rapporto sottolinea inoltre come la tubercolosi nei carceri rimanga un problema acuto, con un rischio di infezione tredici volte superiore rispetto alla popolazione generale. Persistono disuguaglianze geografiche e una rilevante incidenza della malattia nei bambini, con alcuni paesi della Regione Europea che registrano un tasso di notifica superiore a dieci per 100 000 bambini tra zero e quattro anni. L’HIV rimane un fattore critico: sono stati stimati 23 000 casi di coinfezione nella Regione, con la maggioranza concentrata in Russia e Ucraina, e nonostante l’elevato tasso di test HIV tra i pazienti con tubercolosi, la copertura della terapia antiretrovirale resta sotto l’obiettivo universale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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