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Portare la riabilitazione cognitiva direttamente nelle case dei pazienti grazie a strumenti digitali, riducendo così la necessità di spostamenti, favorendo la continuità delle cure e migliorando la qualità della vita di pazienti e caregiver. Sono gli obiettivi del progetto europeo“Mi-Rircordo”, teso alla validazione di uno strumento innovativo per la riabilitazione cognitiva a domicilio di persone con disturbi neurocognitivi lievi e moderati, inclusi soggetti con Alzheimer e altre demenze.
Il progetto, che coinvolge l’Università LIUC, Fondazione Don Gnocchi e Astir, ha portato alla messa a punto di un primo prototipo testato in Italia. La sperimentazione mostra che il gruppo di pazienti trattato con questo tipo di intervento di teleriabilitazione per sei settimane mostra una maggiore aderenza alla terapia (81% vs 62%), oltre che un effetto positivo sul livello cognitivo globale, in particolare su linguaggio, funzioni esecutive e memoria. I ricercatori hanno, inoltre, osservato benefici significativi a un anno di follow-up sulle funzioni cognitive, sui sintomi comportamentali, sul livello di autonomia dei pazienti e sul distress del caregiver.
«Il valore di questo progetto sta nell’incontro tra tecnologia, ricerca scientifica e attenzione alla persona», ha commentato Valeria Blasi, neurologa e ricercatrice presso il centro CADiTeR di Fondazione Don Gnocchi. «Mi-Ricordo ci permette di sperimentare nuovi strumenti che non solo supportano i pazienti con deterioramento cognitivo nel percorso riabilitativo, ma lo fanno in modo rispettoso della loro identità culturale, delle abitudini e del contesto familiare e sociale in cui vivono. È un approccio che rafforza la centralità della persona nella cura, valorizzando le sue risorse residue e coinvolgendo attivamente anche i caregiver», ha aggiunto.
La sperimentazione prosegue: «sarà una fase di vera e propria co-creazione, e di rilevazione dei differenti bisogni per massimizzare l’accettabilità della soluzione digitale, nel rispetto delle specificità nazionali, a cui seguirà una valutazione dell’efficacia della piattaforma stessa nel miglioramento del livello cognitivo dei pazienti e del suo coinvolgimento nel percorso di cura», ha aggiunto Emanuela Foglia, ricercatrice della Scuola di Ingegneria Industriale della LIUC.
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