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L'incontro
Innovazione biomedica: l’Italia davanti a una scelta strategica
Redazione
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Il nostro Paese è chiamato a definire una politica industriale e scientifica capace di rafforzare la propria competitività nelle Scienze della vita.

Traguardando questo obiettivo si è svolto martedì 25 novembre a Roma il confronto su “Guidare l’innovazione verso una strategia italiana delle Scienze della vita”, promosso da Sanofi.

La ricerca biomedica, la medicina di precisione, le nuove frontiere dell’immunologia e l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando l’intero ecosistema della salute. In questo scenario, l’Italia, leader europeo nell’export farmaceutico, si trova di fronte a un’opportunità strategica che richiede una visione integrata e di lungo periodo.

L’Italia, conferma Giovanni Tria, presidente della Fondazione Enea Tech e Biomedical, «ha una grande opportunità: trasformare il vasto potenziale delle Scienze della vita in un vero asset strategico nazionale. La sperimentazione di nuove forme di collaborazione pubblico-privato va in questa direzione: valorizzare le eccellenze scientifiche e cliniche già presenti nel Paese e integrarle con la capacità industriale, tecnologica e produttiva. Investire in infrastrutture biomediche avanzate e in poli di innovazione permette infatti di generare un ecosistema attrattivo, capace di trattenere talenti, attirare investimenti internazionali e sviluppare filiere ad alto valore aggiunto».

È in questo contesto che si inserisce l’impegno che Sanofi ha illustrato nell'occasione: investimenti complessivi di 70 milioni di euro nelle tre leve chiave dell’innovazione, cioè Ricerca e Sviluppo, Formazione e Trasformazione tecnologica industriale.

A fotografare questo valore è il Report d’impatto 2024: lo scorso anno, Sanofi ha destinato 45,2 milioni di euro alla Ricerca e Sviluppo in Italia, producendo benefici per 133 milioni di euro in termini di costi evitati per il Servizio sanitario nazionale. L’effetto leva è significativo: ogni euro investito genera quasi tre euro di risparmio grazie alla riduzione delle ospedalizzazioni, alla migliore gestione dei percorsi clinici e all’introduzione di terapie innovative.

Quanto all'impegno scientifico, l’azienda ha 108 studi clinici condotti nell’ultimo anno, coinvolgendo 1.517 pazienti in 563 centri ospedalieri e universitari, con il contributo di oltre 90 strutture sanitarie. Tre aree, in particolare, emergono nel Report: l’immunizzazione contro il virus espiratorio sinciziale nei neonati, le patologie infiammatorie e la prevenzione cardiovascolare. I benefici economici per il Ssn ammontano rispettivamente a 29,5 milioni, 20,8 milioni e 34 milioni di euro.

La pipeline aziendale è oggi composta da 93 progetti clinici, di cui 36 in fase avanzata o già al vaglio delle autorità regolatorie. Sempre più centrale l’uso dell’intelligenza artificiale, applicata al disegno degli studi, all’elaborazione dei dati e all’individuazione di nuovi target terapeutici.

Nell’immunologia, in particolare, l’azienda punta a diventare leader entro il 2030. Non sorprende quindi che il 76% degli studi riguardi meccanismi d’azione immunologici, mentre gli investimenti nelle patologie infiammatorie di tipo 2 siano cresciuti del 19% nell’ultimo anno.

«La ricerca è ciò che ogni giorno ci permette di trasformare conoscenze scientifiche in soluzioni concrete per milioni di persone» interviene Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta. «L’Italia ha una forza unica – prosegue - rappresentata da una rete clinica di eccellenza e da ricercatori capaci di guidare studi complessi, multidisciplinari e ad alta innovazione. I risultati che osserviamo, dall’impatto sulla qualità di vita dei pazienti alla riduzione dei costi per il sistema sanitario, dimostrano che, quando ricerca pubblica e ricerca industriale lavorano in sinergia, l’innovazione accelera e diventa valore reale».

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