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«Il Fascicolo Sanitario Elettronico dovrebbe essere la chiave per migliorare accessibilità, continuità delle cure e integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari. Ma oggi, per milioni di cittadini, resta uno strumento ben lontano dalla piena operatività. Il divario digitale tra le Regioni, se non colmato rapidamente, rischia di trasformarsi in una nuova forma di esclusione sanitaria». Così il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta commenta un’analisi delle fondazione che rileva forti differenze regionali nell’implementazione del Fascicolo Sanitario.
L’analisi, realizzata sulla base dei dati resi pubblici sul portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 del Ministero della Salute e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, mostra infatti che solo 4 delle 16 le tipologie di documenti che dovrebbero confluire nel fascicolo sanitario elettronico sono presenti in tutte le Regioni e appena il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.
Dati che fanno parlare Gimbe di «frattura digitale tra le Regioni».
Nel dettaglio, l’analisi Gimbe rileva che in più dell’80% delle Regioni il fascicolo sanitario è aggiornato con profilo sanitario sintetico del cittadino, le prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, il referto specialistico ambulatoriale. Certificato vaccinale e documento di erogazione delle prestazioni specialistiche sono invece disponibili in 15 Regioni e Province Autonome (71%), mentre il documento di erogazione dei farmaci e la scheda della singola vaccinazione compaiono nei Fse di 14 Regioni (67%). Il referto di anatomia patologica e il taccuino personale dell’assistito sono accessibili in 13 Regioni (62%). Soltanto 6 Regioni rendono disponibile la lettera di invito per screening, vaccinazioni e altri percorsi di prevenzione, mentre la cartella clinica è resa disponibile nel Fse solo dal Veneto. In nessuna delle Regioni, inoltre, sono presenti tutti i documenti.
Sono altrettanto ampie le differenze sul fronte dei servizi disponibili. Dovrebbero essere 45 in tutto - dal pagamento di ticket alla scelta del medico di medicina generale - tuttavia solo la Toscana e il Lazio superano la soglia del 50% dei servizi attivati. All’estremo opposto, in Calabria la disponibilità si ferma al 7%. Servizi come la prenotazioni delle vaccinazioni, per esempio, sono disponibili nel 5% delle Regioni, così come il rinnovo all’assistenza sanitaria temporanea o la possibilità di esprimere il consenso o il diniego alla donazione degli organi e tessuti.
Tuttavia, precisa Gimbe, ciò non significa per forza che questi servizio non siano disponibili per i cittadini di quella Regione. «Molti dei servizi digitali sono accessibili tramite altri canali, come portali web o app offerti dalle Regioni», precisa Cartabellotta. «Tuttavia, se questi non vengono integrati anche nel Fse, da un lato si perde l’obiettivo di creare un’unica piattaforma digitale per il cittadino, dall’altro il monitoraggio nazionale restituisce una fotografia parziale e sottostimata dell’effettiva disponibilità dei servizi offerti», conclude il presidente Gimbe.
Aggiornamento: Il portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 ha subito un aggiornamento non contemplato nell'analisi Gimbe che mostra che sono saliti a 6 i documenti disponibili nei fascicoli sanitari di tutte le Regioni.
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