Omogeneità nell’assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale, possibilità di diagnosi precoci, più informazione, più prevenzione, più attenzione agli aspetti psicologici, per venire incontro alle esigenze di oltre 5,5 milioni di italiani che sono affetti da una patologia reumatologica. Sono alcuni dei 10 punti del manifesto
lanciato dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), il Collegio Reumatologi Italiani (CReI) e l’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMARR) e rivolto ai nuovi rappresentanti istituzionali di governo e parlamento per rispondere alle sfide della cronicità reumatologica. «È il momento di far sentire una voce unica, forte e competente che tenga in considerazione tutte le istanze del settore», dichiara Antonella Celano, presidente APMARR.
Ecco nel dettaglio i 10 punti fondamentali del manifesto strategico per una reumatologia in azione:
1. Attualizzazione e applicazione omogenea su tutto il territorio nazionale del Piano Nazionale della Cronicità per consentire a tutti i pazienti l’accessibilità dell’assistenza, la presa in carico effettiva e la multidisciplinarietà dell’approccio terapeutico con un’attivazione organica e uniforme delle reti di reumatologia.
2. Ricerca e diagnosi precoce: investire sulla formazione dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS), snellire le procedure e l’iter di approdo alle visite specialistiche e abbattere le liste di attesa per velocizzare i percorsi e le opportunità di cura.
3. Informazione, formazione, consapevolezza:
a) Costruire una coscienza culturale del paziente rispetto alla patologia perché possa egli stesso riconoscersi come primo protagonista attivo della propria cura;
b) Formazione specifica dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, primo approdo per il paziente e nodo cruciale dell’evoluzione diagnostico-terapeutica;
c) Adozione di un “nastro arancione per la reumatologia” come codice comunicativo dell’impegno comune per la lotta alle malattie reumatologiche che consenta di conoscere, riconoscere e contribuire a sconfiggere un nocciolo di patologie contro cui è possibile e necessario agire;
d) Aumento dei posti nelle scuole di specializzazione e del numero di ore di specialistica territoriale e delle unità operative ospedaliere e territoriali
4. Cultura della prevenzione: l’attenzione a uno stile di vita sano, a una corretta alimentazione, alla regolare attività fisica e all’astinenza da fumo e alcolici debbono essere principi di vita divulgati anche nella loro rilevanza rispetto all’insorgenza di patologie reumatologiche.
5. Multidisciplinarietà dell’approccio terapeutico-assistenziale: non solo in caso di comorbilità nel paziente, ma a livello stesso di trattamento specialistico specifico è necessario considerare tutti gli aspetti e i risvolti fisici e psicologici della persona che si trova a fronteggiare una diagnosi di patologia reumatologica e dei suoi familiari.
6. Focus sulla reumatologia pediatrica: curare presto ed efficacemente per evitare l’insorgenza di complicanze e degenerazioni o la perdita dell’autonomia. Favorire quindi l’inserimento scolastico e l’assunzione dei farmaci a scuola, garantendo la presenza di una assistenza pediatrica e investendo sull’informazione e la formazione del personale.
7. Lavoro e lavoro agile: promuovere e favorire la formazione, l’avviamento e l’applicazione di norme che stabiliscano condizioni di lavoro compatibili con la patologia e la necessità di tutelare il ruolo sociale attivo della persona, tenendo conto delle sue condizioni specifiche di paziente.
8. Donne e reumatologia: sostenere e assicurare una sana vivibilità della piena dimensione femminile della donna tanto come persona quanto nell’ambito della sua sfera relazionale sessuale, della gravidanza e della maternità.
9. Aspetti psicologici: focalizzare l’obiettivo sul paziente a tutela dell’integrità e dell’autenticità della sua vita personale, professionale, di coppia, familiare e sociale proteggendo il ruolo attivo, consapevole, dignitoso e quanto più possibile autonomo in ogni contesto della vita.
10. Ricerca traslazionale: puntare sulla collaborazione interdisciplinare tra i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e tutti gli specialisti coinvolti nella salute e nella cura del singolo paziente creando un canale pluridirezionale diretto ed evolutivo che unisca le competenze a beneficio del paziente e della virtuosità del SSN.
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