Leucemia mieloide acuta: una strategia per trasformare le cellule staminali del tumore in bersagli

Nuovi approcci

Leucemia mieloide acuta: una strategia per trasformare le cellule staminali del tumore in bersagli

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Immagine: Animalculist, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Non tutti possono sottoporsi al trapianto di midollo osseo. Sono esclusi gli anziani, per esempio. Il nuovo approccio rappresenta una speranza anche per loro. L’anticorpo CD38-BIONIC prende di mira le cellule staminali della leucemia responsabili della resistenza al trattamento e delle recidive

Un nuovo approccio terapeutico testato in laboratorio e su modelli animali potrebbe rappresentare una speranza per i pazienti con leucemia mieloide acuta che non possono essere sottoposti al trapianto di cellule staminali del midollo osseo, generalmente i più anziani e quelli affetti da forme gravi. 

La nuova strategia, descritta su Blood, punta a distruggere lo zoccolo duro del tumore, le cellule staminali della leucemia, le più difficili da eliminare perché capaci di restare in incognito e sfuggire al sistema immunitario. 

Quando la leucemia invade il midollo osseo produce cellule del sangue immature, chiamate blasti, che esprimono la proteina CD38 che può essere facilmente riconosciuta e utilizzata come target terapeutico. 

Le cellule staminali della leucemia, invece, sono CD38 negative, ossia non mostrano il segno distintivo, e per questa ragione sono difficilmente riconoscibili e non possono essere prese di mira. 

I ricercatori del centro di ricerca City of Hope con sede a Duarte in California hanno trovato l’escamotage per smascherare le cellule staminali. La nuova terapia si basa su un anticorpo progettato ad ohoc chiamato CD38-BIONIC che si lega ai blasti CD38 positivi. Questo legame spinge le cellule immunitarie T a rilasciare l’interferone di tipo II (o interferone gamma) che trasforma le cellule staminali della leucemia da CD38 negative a CD38 positive. In questo modo anche le cellule staminali vengono smascherate e possono diventare bersaglio dei trattamenti. «CD38 è stato sfruttato con successo come bersaglio terapeutico nel mieloma multiplo e in altre forme di leucemia. Poiché le cellule staminali della leucemia mieloide acuta sono principalmente CD38-negative, tuttavia, gli scienziati non hanno dato priorità al CD38 come bersaglio terapeutico per la leucemia mieloide acuta recidivante», ha spiegato Flavia Pichiorri, che ha co-diretto lo studio.

La nuova terapia agisce in modo mirato, non danneggia le cellule staminali sane né le cellule immunitarie dei tessuti come hanno dimostrato i test di laboratorio e su modelli animali.

«Questo nuovo meccanismo consentirà di eliminare le cellule staminali della leucemia altrimenti dormienti. La nostra speranza e il nostro obiettivo è che l’eradicazione delle cellule staminali della leucemia possa ridurre o addirittura eliminare il rischio di recidiva della malattia nei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, ma sono necessari ulteriori studi per trasformare la nostra ricerca preclinica in un trattamento destinato agli esseri umani», ha dichiarato Guido Marcucci co-autore dello studio. 

Se venissero confermati questi risultati anche nella sperimentazione clinica, la nuova terapia rappresenterebbe un progresso notevole nel trattamento della leucemia mieloide acuta.  Attualmente solo il 30 per cento dei pazienti adulti affetti dalla malattia sopravvive cinque anni dopo la diagnosi. Più della metà dei pazienti va incontro a una ricaduta dopo il trattamento e la resistenza alla terapia resta la difficoltà principale da superare. Il trapianto di cellule staminali da un donatore di midollo osseo può prolungare la vita, ma molti pazienti anziani non sono idonei alla procedura a causa delle loro condizioni di salute o della difficoltà nel trovare un donatore compatibile. Da qui l’esigenza di trovare terapie meno tossiche, più accessibili e più efficaci.

 

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