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Ricerca clinica, l’Italia senza rete
Redazione
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In Italia una rete strutturata dei centri di sperimentazione clinica non esiste ancora. Da questa mancanza nasce il primo confronto nazionale promosso dagli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) – Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, che il 20 2 21 aprile ha riunito alcuni dei principali Clinical Trial Center del Paese con l’obiettivo di avviare un coordinamento stabile tra competenze, organizzazione e accesso alle cure sperimentali.

Il contesto è quello di un sistema frammentato, in cui la ricerca clinica procede in modo disomogeneo. Negli Ifo sono attivi 407 trial clinici, con 6.657 pazienti arruolati nel 2025 e 57 sperimentazioni coordinate a livello nazionale e internazionale. Le attività di ricerca rappresentano anche una componente economica rilevante, con oltre 3,3 milioni di euro di proventi, pari a circa il 15% della ricerca clinica e traslazionale dell’istituto.

Nonostante l’intensità della ricerca, l’accesso dei pazienti alle sperimentazioni resta limitato: a fronte di circa 400 mila nuove diagnosi oncologiche ogni anno in Italia, solo il 3–5% dei pazienti eleggibili partecipa a uno studio clinico. Nei centri più strutturati si arriva al 10%, ma le stime indicano che, in un sistema pienamente organizzato, la quota potrebbe raggiungere il 40–50%. Una distanza che si traduce in migliaia di pazienti esclusi ogni anno, spesso per mancanza di informazione o di percorsi di accesso.

Il Clinical Trial Center rappresenta il cuore operativo della sperimentazione: la struttura ospedaliera che coordina gli studi clinici e consente ai pazienti oncologici di accedere a terapie non ancora disponibili nella pratica clinica. In alcuni casi, l’ingresso in uno studio di fase 1 può anticipare di 7–10 anni l’accesso a nuovi trattamenti, mentre nelle sperimentazioni di fase 3 il vantaggio temporale si riduce a circa tre anni.

«Siamo ancora lontani da una vera rete nazionaleı sottolinea Massimo Zeuli, responsabile Clinical Trials Center Ifo: «Manca innanzitutto un censimento: oggi non esiste nemmeno un elenco ufficiale dei CTC italiani e le collaborazioni si basano spesso su rapporti personali. Il primo passo è standardizzare e istituzionalizzare i CTC – prosegue - poi metterli in rete con strumenti condivisi che permettano di coordinare la ricerca a livello nazionale. Solo così sarà possibile garantire a ogni paziente oncologico italiano, indipendentemente da dove viene curato, la stessa probabilità di accedere a una sperimentazione clinica».

La ricerca clinica «è una opportunità concreta di cura. Il nostro impegno — interviene Livio De Angelis, direttore generale Ifo — è fare in modo che questa opportunità raggiunga un numero sempre maggiore di pazienti. Mettere a sistema i Clinical Trial Center, costruire una rete nazionale, abbattere le disuguaglianze di accesso: è questa la sfida che, come istituzione, sentiamo il dovere di guidare».

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