Come l’ambiente urbano e la varietà degli organismi viventi influenzano la salute delle persone? A queste domande prova a rispondere il progetto “Biodiversità urbana e salute dei cittadini. Modelli di prevenzione e formazione per la salute nelle città”, presentato lunedì 13 aprile a Roma. L’iniziativa, finanziata dal National Biodiversity Future Center e promossa da HCC–HealthCom Consulting insieme alla Unesco Chair on Urban Health della Sapienza Università di Roma e a Twig, mira a trasformare le evidenze scientifiche in azioni concrete.
Per biodiversità urbana si intende la varietà di organismi viventi e di habitat presenti nelle città e nelle aree limitrofe, ecosistemi complessi in cui natura e società interagiscono continuamente. L’evento di presentazione ha riunito Istituzioni, accademia e stakeholder con l’obiettivo di approfondire il legame tra biodiversità, contesto urbano e salute pubblica, avviando un percorso che nei prossimi mesi porterà a interventi educativi, attività formative e documenti di indirizzo.
Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ricorda Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e Chairholder Unesco Chair on Urban Health, «oggi oltre il 55 per cento della popolazione mondiale, ovvero 4,2 miliardi di persone, vive in aree urbane, quota destinata a crescere fino al 68 per cento entro il 2050. Realizzare, insieme al Centro nazionale per la biodiversità, un progetto dedicato a biodiversità e salute urbana é un investimento per il futuro delle città stesse. Vogliamo creare, attraverso attività di ricerca e divulgazione, un ponte tra scienza, cittadini e territori».
Il tema è centrale anche alla luce dei dati dell’Oms, secondo cui le aree urbane generano circa il 60 per cento delle emissioni globali di gas serra. Le temperature cittadine possono superare di 3-5 gradi quelle rurali e la maggior parte delle prime dieci cause di morte è strettamente collegata a urbanizzazione rapida, non pianificata e cattiva progettazione urbana. Le città sono infatti l’epicentro delle malattie croniche non trasmissibili, come patologie cardiovascolari, ictus, asma, tumori, diabete, obesità e depressione.
«La salute delle persone che vivono nelle città – spiega Daniele Gianfrilli, Staff leader Unescp Chair on Urban Health, professore di Endocrinologia alla Sapienza Università di Roma - è il risultato dell’interazione tra molteplici determinanti sociali, ambientali e comportamentali. L’ambiente urbano e le sue caratteristiche ecologiche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie di prevenzione delle malattie croniche. La presenza di biodiversità negli spazi verdi e blu, insieme alla loro accessibilità, può influenzare in modo significativo i comportamenti quotidiani, incidendo su livelli di attività fisica, scelte alimentari, qualità del sonno e benessere psicologico, tutti fattori strettamente connessi alla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili».
Il progetto adotta l’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale in una visione sistemica. Sono previsti materiali educativi, strumenti digitali e attività di sensibilizzazione rivolti a Istituzioni, professionisti sanitari, scuole e cittadini. L’obiettivo è trasformare la conoscenza in pratiche operative attraverso formazione, toolkit e percorsi partecipativi.
Elemento distintivo è l’uso del design strategico per rendere i contenuti accessibili e favorire il coinvolgimento dei territori. In questa prospettiva, a ottobre si terrà a Bergamo un’iniziativa di co-design con il Comune, cittadini e stakeholder per integrare la biodiversità nelle politiche urbane e nelle scelte quotidiane.
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