Unicef, l’infanzia minacciata dal clima: l’acqua scarseggia per 1 bambino su 3

Il rapporto

Unicef, l’infanzia minacciata dal clima: l’acqua scarseggia per 1 bambino su 3

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Immagine: ©UNICEF/UNI417897/Pouget
di redazione
Il rapporto dell’Unicef valuta l’impatto del clima sulla salute fisica e mentale dei bambini: 739 milioni vivono in aree dove la disponibilità di acqua potabile è scarsa. I bambini rischiano di più, ma sono praticamente ignorati dai programmi di mitigazione del climate change

Rientrano nella definizione di “bambini cambiati dal clima”. Sono i bambini di oggi e di domani, figli del cambiamento climatico, a cui l’Unicef ha dedicato il  rapporto The Climate Changed Child dove sono elencati, descritti e valutati nelle loro conseguenze i diversi aspetti della crisi climatica che minacciano direttamente l’infanzia: le malattie, l’inquinamento atmosferico, gli eventi meteorologici estremi, la ridotta disponibilità di acqua. Già oggi 1 bambino su 3 nel mondo vive in aree dove le risorse idriche scarseggiano. 

Si tratta di 739 milioni di bambini, la maggior parte in Africa e nell’Asia meridionale, la cui salute è messa a rischio dalla cosiddetta “insicurezza idrica”, una condizione che può verificarsi in tre circostanze, separatamente o in combinazione tra loro: quando l’acqua scarseggia perché una falda si è esaurita, per esempio, e mancano altre fonti (“scarsità” idrica), quando l’acqua disponibile è inferiore ai bisogni e finisce per diventare un bene conteso (“stress idrico”), quando i servizi di acqua potabile sono scadenti e c’è il rischio di contrarre infezioni utilizzando acqua contaminata  (“vulnerabilità idrica”). 

Anche gli adulti, è risaputo, possono subire gli effetti negativi del clima, ma i bambini sono particolarmente a rischio perché gli organi e il sistema immunitario non sono ancora pienamente sviluppati. I bambini, per esempio, sono più esposti ai danni dell’inquinamento dell’aria rispetto agli adulti perché generalmente respirano più in fretta e i loro polmoni, così come il loro cervello, non hanno completato le fasi di sviluppo. 

Secondo il rapporto dell’Unicef, pubblicato alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Uniti sui cambiamenti climatici Cop 28 (30 novembre-12 dicembre), attualmente 436 milioni di bambini vivono in zone con elevati livelli di scarsità idrica e servizi di acqua potabile scadenti. Le due condizioni sommate, che danno a luogo a una condizione definita “vulnerabilità idrica estrema”, mettono seriamente a rischio la loro vita, la loro salute e il loro benessere e rappresentano uno dei principali fattori di morte tra i bambini sotto i 5 anni per malattie prevenibili.

In alcuni Paesi, come Niger, Giordania, Burkina Faso, Yemen, Ciad e Namibia, sono esposti alla vulnerabilità idrica estrema 8 bambini su 10. 

I cambiamenti climatici, avvertono gli autori del rapporto, stanno anche portando ad un aumento dello stress idrico. In molti Paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale la domanda di acqua sta aumentando mentre le forniture rinnovabili disponibili stanno diminuendo. Si prevede che entro il 2050 altri 35 milioni di bambini saranno esposti a livelli elevati o molto elevati di stress idrico. 

I bambini sono tanto fragili quanto ignorati nelle discussioni sul cambiamento climatico, denunciano gli autori del rapporto. Lo dimostra il fatto che solo il 2,4 per cento dei finanziamenti provenienti dai principali fondi multilaterali per il clima sostiene progetti a favore dei bambini.

«Le conseguenze del cambiamento climatico sono devastanti per i bambini. Il corpo e la mente sono particolarmente vulnerabili all’aria inquinata, alla cattiva alimentazione e al caldo estremo. Non solo il loro mondo sta cambiando, con le fonti d’acqua che si prosciugano e gli eventi meteorologici estremi che diventano più vilenti e più frequenti, ma sta cambiando anche il loro benessere poiché il cambiamento climatico influisce sulla loro salute mentale e fisica», ha commentato Catherine Russell, direttore esecutivo dell’Unicef. 

L’Unicef chiede ai leader mondiali e alla comunità internazionale riuniti alla Cop28 di aumentare gli sforzi per garantire ai bambini un pianeta vivibile,

«I bambini e i giovani hanno continuamente lanciato appelli urgenti affinché la loro voce sulla crisi climatica venisse ascoltata, ma non hanno quasi alcun ruolo formale nella politica climatica e nel processo decisionale. Raramente vengono presi in considerazione nei piani e nelle azioni esistenti di adattamento, mitigazione o finanziamento del clima. È nostra responsabilità collettiva mettere ogni bambino al centro di un’urgente azione globale per il clima», ha dichiarato Russell. 

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