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Allergie agli antibiotici: nove su dieci sono “false”
Redazione
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Il 90% di chi è convito di essere allergico alla penicillina in realtà non lo è. A dirlo è un recente studio pubblicato su Antimicrobial Stewardship & Healthcare Epidemiology dall’Università di Cambridge, che ha dimostrato come la gran parte delle persone che si ritengono allergiche alla penicillina, in realtà non hanno una storia di allergia clinicamente dimostrata.

A renderlo noto sono gli esperti della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) che, in occasione del Congresso nazionale (4-6 ottobre a Roma), segnalano la necessità di una valutazione da parte dello specialista e i rischi associati all’uso improprio, in pazienti senza alcun reale bisogno, di antibiotici alternativi a quelli più comuni, spesso meno efficaci, più tossici e costosi, con un aumento del rischio di antibioticoresistenza.

«Le allergie ai farmaci, soprattutto agli antibiotici, riguardano nel nostro Paese il 10% della popolazione – sostiene Vincenzo Patella, presidente eletto della Siaaic - e si manifestano in diversi modi: dalle eruzioni cutanee, al gonfiore alla gola, fino alle difficoltà respiratorie. La reazione allergica può verificarsi entro un’ora dall’assunzione del farmaco o entro pochi giorni. La famiglia delle penicilline e dei chinoloni, sono tra le classi di antibiotici potenzialmente più allergeniche. Si tratta, tuttavia, di un fenomeno sovrastimato che va drasticamente ridimensionato».

Bisogna tenere presente, puntualizzano gli esperti, che anche le vere allergie non sempre sono di lunga durata e possono diminuire o scomparire negli anni. A conferma di ciò, uno studio che ha coinvolto 740 pazienti con una storia di allergia alla famiglia delle penicilline ha rilevato che il 93% di questi pazienti aveva un risultato positivo al test cutaneo se la reazione si era verificata nell'ultimo anno, mentre la percentuale scendeva al 22% se i pazienti venivano valutati dieci o più anni dopo la reazione.

«Moltissimi studi – aggiunge Mario Di Gioacchino, presidente Siaaic - dimostrano, poi, che spesso vengono scambiati per una risposta allergica alla penicillina, alcuni effetti collaterali comuni dell’antibiotico oppure i sintomi della malattia virale o batterica stessa. È quindi fondamentale distinguere le reazioni su base immuno-mediata rispetto a quelle legate a meccanismi non-immunologici. Tutto ciò implica che il più delle volte questi pazienti presunti allergici potrebbero tollerare in sicurezza l’antibiotico – conclude - ma di fatto ciò non avviene perché l’allergia non è verificata con test diagnostici».

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