Melanoma, cure più efficaci con l’immunoterapia prima dell’intervento

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Melanoma, cure più efficaci con l’immunoterapia prima dell’intervento

di amministratore

Nei pazienti con melanoma in stadio III, l’immunoterapia neoadiuvante eseguita prima dell’intervento chirurgico, seguita da un trattamento post-chirurgico solo se la risposta iniziale non è sufficiente forte offre maggiore efficacia rispetto all’approccio attuale che prevede la somministrazione dell’immunoterapia solo dopo l’intervento. È il dato che emerge da una sperimentazione (NADINA) i cui dati sono stati presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago.

   L'attuale trattamento di cura per il melanoma in stadio III che può essere trattato con la chirurgia è quello di rimuovere il tumore e i linfonodi colpiti e quindi somministare farmaci sistemici, come la terapia mirata o l'immunoterapia, per ridurre le possibilità che il cancro si ripresenti (terapia adiuvante). 

Nel nuovo studio i ricercatori hanno verificato se il trattamento con le immunoterapie ipilimumab e nivolumab prima della rimozione chirurgica dei linfonodi (neoadiuvante) fosse più efficace del trattamento con nivolumab dopo la rimozione dei linfonodi. Nei casi in cui la risposta a questo trattamento fosse stata insufficiente, il protocollo prevedeva un secondo step i trattamento dopo l’intervento: con l’immunoterapia nivolumab o, se il tumore conteneva una mutazione nel gene BRAF, con farmaci mirati contro questa anomalia (dabrafenib più trametinib). 

Nei test condotti su 423 pazienti è emerso che i pazienti trattati con la terapia neoadiuvante avevano una riduzione del 27% del rischio di ritorno della malattia nel primo anno. 

I ricercatori hanno scoperto che c'erano significativamente meno eventi correlati alla malattia tra coloro che hanno ricevuto una terapia neoadiuvante rispetto a quelli che hanno ricevuto terapia adiuvante (28 eventi contro 72 eventi, rispettivamente). Coloro che hanno ricevuto la terapia neoadiuvante hanno avuto un aumento di circa il 50% delle probabilità di essere liberi dalla malattia nei primi 12 mesi dall’intervento: lo era l'83,7% di coloro che avevano ricevuto la terapia neoadiuvante rispetto al 57,2% del gruppo di controllo che ha avuto la sola terapia adiuvante. Inoltre, circa 3 pazienti su 5 non hanno avuto del secondo step di trattamento con la terapia adiuvate grazie alla buona risposta ottenuta alla terapia preparatoria. Per quelli che invece hanno necessitato della terapia adiuvante, oltre l’83% era libero da malattia a un anno dall’intervento rispetto al 52-62% di quelli che non hanno ricevuto la terapia neoadiuvante. 

«NADINA dovrebbe diventare un modello per altri studi di immunoterapia neoadiuvante», ha affermato l'autore principale dello studio Christian U. Blank, del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam. «Per il melanoma, questo approccio può far risparmiare molto tempo trascorso in ospedale per circa il 60% dei pazienti e quindi consente anche di risparmiare molte risorse».