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Sclerosi multipla: anche in Italia l'innovazione in dieci minuti due volte l’anno
Redazione
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Una iniezione di dieci minuti due volte l’anno è l’innovazione approvata dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per il trattamento delle forme recidivanti di sclerosi multipla (Smr) e di quella primariamente progressiva (Smpp).

Già approvata dalla Commissione europea a giugno 2024 sulla base dei dati dello studio OCARINA II, il farmaco (ocrelizumab sottocute) è un'iniezione di dieci minuti che permette di ridurre sia i tempi di attesa necessari a iniziare la terapia sia i problemi delle somministrazioni endovenose. La nuova modalità ha lo stesso schema posologico dell'infusione endovenosa, che in 11 anni di impiego clinico ha permesso il trattamento di oltre 350 mila pazienti a livello globale e 14 mila in Italia.

Della nuova modalità di somministrazione sottocutanea di ocrelizumab si è parlato in un incontro a Milano mercoledì 10 settembre. 

La somministrazione ogni sei mesi «rende la terapia più semplice e accessibile alle persone con sclerosi multipla – assicura Massimo Filippi, presidente del Collegio dei professori ordinari di neurologia - offrendo un significativo risparmio di tempo non solo per i pazienti, ma anche per caregiver e professionisti sanitari con un impatto positivo su tutto il percorso di cura».

Per Mario Alberto Battaglia, direttore generale dell'Associazione italiana sclerosi multipla, questa nuova modalità di somministrazione «rappresenta un’evoluzione concreta nel modo in cui le persone con sclerosi multipla possono vivere la propria terapia. Quando una cura si adatta meglio alla quotidianità, non solo migliora l’aderenza, ma restituisce tempo, autonomia e dignità».

Come segnala Claudio Gasperini, direttore dell'Unità di neurologia e neurofisiopatologia del San Camillo-Forlanini di Roma, il trattamento sottocute è importante anche per l’organizzazione dei Centri Sclerosi multipla «perché consente di ottimizzare tempi e risorse, andando incontro anche alle esigenze degli operatori sanitari. La possibilità di effettuare la somministrazione direttamente in struttura – precisa - garantisce sicurezza clinica, un monitoraggio costante e favorisce l’aderenza terapeutica».

La sclerosi multipla colpisce tre volte più le donne rispetto agli uomini, spesso in quella fase della vita in cui si pianifica la costruzione di una famiglia. Per le donne con Sm che desiderano affrontare una gravidanza, il trattamento con ocrelizumab sottocute è «un'importante opzione ad alta efficacia» sostiene  Eleonora Cocco, professoressa di Neurologia del Dipartimento di Scienze mediche e sanità pubblica dell’Università di Cagliari. «Grazie alla sua attività immunomodulatoria prolungata e alla bassa probabilità di trasferimento placentare durante il primo trimestre – spiega - la terapia consente di mantenere un efficace controllo della malattia anche nel periodo pre-concepimento, riducendo al minimo i rischi per madre e bambino. Le evidenze scientifiche disponibili mostrano infatti che l’esposizione in utero o attraverso il latte materno non è associata a un aumento del rischio di esiti avversi di gravidanza né a effetti negativi sui livelli di cellule B nei neonati, permettendo l’utilizzo del farmaco anche durante l’allattamento a partire da pochi giorni dopo il parto. Ciò consente alle pazienti di affrontare con maggiore serenità la maternità - conclude Cocco - conciliando il desiderio di famiglia con la necessità di mantenere un adeguato controllo della patologia».

«L'implementazione di programmi di ricerca clinica innovativi – interviene in conclusione Anna Maria Porrini, direttrice medica di Roche Italia – continua a essere alla base dell’impegno di Roche, che ha l'ambizione di ampliare la comprensione scientifica della patologia, ridurre ulteriormente la progressione della disabilità nelle forme di sclerosi multipla  recidivante remittente e primariamente progressiva  e migliorare l'esperienza terapeutica di coloro che convivono con la malattia, per continuare a compiere progressi clinici sempre più significativi».

 


 

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