Efficacia a lungo termine, esiti favorevoli in termini di disabilità, impatto duraturo. Sono le conclusioni a quattro anni provenienti da due studi di fase IV su larga scala su cladribina compresse nelle persone con sclerosi multipla recidivante.
«La nostra ultima analisi conferma ulteriormente che cladribina compresse offre un’efficacia duratura senza la necessità di un’immunosoppressione continua, garantendo un controllo prolungato sia sugli aspetti infiammatori che su quelli non infiammatori della disabilità legata alla sclerosi multipla», ha dichiarato Alex Kulla, Senior vice-president & Global head of the Neurology & Immunology Medical Unit di Merck. « L’efficacia e la sicurezza di cladribina compresse sono state ampiamente dimostrate attraverso endpoint tradizionali, sia negli studi clinici che in quelli real world. Oggi, grazie a questi nuovi endpoints, possiamo rappresentare in modo ancora più completo l’impatto del trattamento sull’intero spettro della malattia», ha concluso.
I dati provengono da un’analisi integrata dei dati raccolti nell’arco di quattro anni dagli studi Clarify-MS e Magnify-MS, che hanno incluso un periodo di due anni senza trattamento e da cui è emerso una bassa incidenza di accumulo di disabilità e di progressione indipendente dall’attività di recidiva nei pazienti trattati con cladribina. Questo effetto è risultato particolarmente marcato nei pazienti più giovani e in quelli che hanno iniziato il trattamento nelle fasi precoci della malattia.
In particolare, a due anni dalla conclusione del trattamento attivo, l’83% dei pazienti non presentava progressione di disabilità confermata, mentre oltre l’89% era libero da progressione indipendente dall’attività di recidiva. Inoltre, il 15,4% dei pazienti ha mostrato un miglioramento confermato della disabilità, con un numero di recidive inferiore rispetto al gruppo con progressione di disabilità confermata. Inoltre, i pazienti più giovani hanno mostrato una minore probabilità di accumulare progressione indipendente dall’attività di recidiva.
Positivi anche i dati di imaging cerebrale, che hanno mostrato che il tasso di atrofia cerebrale nei pazienti trattati con cladribina è rimasto entro i limiti del normale declino fisiologico.
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