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Leucemia linfoblastica acuta, nuove prospettive dall'immunoterapia
Redazione
Corpo

Blinatumomab, sviluppato da Amgen, primo della classe di anticorpi bispecifici BiTE (Bispecific T-cell Engager), ha ricevuto dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) l’ammissione alla rimborsabilità in prima linea di trattamento nei pazienti adulti con Leucemia linfoblastica acuta (LLA) a linfociti B Ph negativa (Ph-) di nuova diagnosi.

La LLA è un tumore del sangue che origina dal midollo osseo e costituisce la forma leucemica più comune dell’età pediatrica, sebbene presenti un secondo importante picco in età giovane adulta. 

Entrato nella pratica clinica circa dieci anni fa, blinatumomab ha innescato un cambiamento, tuttora in atto, nel paradigma terapeutico di questo tumore raro, perché somministrato in prima linea dopo la chemioterapia, ha portato pazienti adulti a tassi di sopravvivenza superiori all’80%, con remissione completa e duratura nel tempo.

«La LLA - spiega Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia, terapia cellulare e genica, dell'ospedale Bambino Gesù di Roma e professore di Pediatria all'Università Cattolica della Capitale - causa una produzione incontrollata di cellule immature, chiamate linfoblasti, che portano a una riduzione delle cellule ematologiche normali, globuli rossi, piastrine o dell’emoglobina, e assai frequentemente un ingrossamento del fegato, della milza e dei linfonodi. Il progressivo miglioramento nella prognosi dei pazienti nelle ultime due-tre decadi – prosegue - è il risultato di una stratificazione del rischio sempre più sofisticata e dell’introduzione dell’immunoterapia. In particolare l’anticorpo bispecifico blinatumomab è quello che ha dimostrato maggiore efficacia».

Blinatumomab agisce creando un ponte diretto tra i linfociti T, le cellule del sistema immunitario e le cellule tumorali che vengono così distrutte. Se inizialmente è stato sviluppato nelle forme di malattia recidivate e resistenti ai trattamenti convenzionali, in anni più recenti è stato studiato nei pazienti di nuova diagnosi in sostituzione o in aggiunta alla chemioterapia tradizionale. Recentemente, lo studio GIMEMA LAL2317 ha confermato il valore dell’integrazione precoce di blinatumomab nel trattamento di prima linea della LLA-B Ph-negativa: i pazienti in remissione che hanno ricevuto blinatumomab hanno raggiunto una sopravvivenza globale a tre anni dell’82%.

«Blinatumomab è il giusto completamento di questo lungo iter di avanzamento della ricerca – osserva Sabina Chiaretti, professoressa del Dipartimento di Medicina traslazionale e precisione all'Università La Sapienza di Roma - grazie al meccanismo d’azione immunoterapico che di fatto potenzia i linfociti T, consente di integrare l’immunoterapia più precocemente nel percorso di cura arrivando a tassi di sopravvivenza superiori all’80%».

Ricerca scientifica e relazione umana sono due dimensioni fondamentali della cura. È questo il filo conduttore di “Sangue Bianco”, il cortometraggio prodotto da Amgen, con il patrocinio di Fondazione Maria Letizia Verga e presentato al Festival di Cannes 2026. 

Il corto è ispirato al libro Tante belle persone scritto da Paolo Tallini che ricorda il percorso con la leucemia linfoblastica acuta del figlio Pietro.

«Il volume nasce dalla dolorosa esperienza vissuta con mia moglie insieme a mio figlio Pietro con cui ho voluto lasciare una testimonianza, soprattutto per restituire il tanto che abbiamo ricevuto in termini di competenze mediche, eccellenza scientifica e relazione umana» racconta Tallini.

«Vedere un progresso della ricerca tradursi in una concreta possibilità di cura rappresenta per noi il significato più autentico dell’innovazione» sostiene Carmen Nuzzo, Medical Development Director di Amgen Italia. «Il rimborso in prima linea di blinatumomab segna un passo importante in questa direzione – aggiunge - e rafforza il nostro impegno a continuare a lavorare, insieme alla comunità medico-scientifica e alle Istituzioni, affinché la scienza possa offrire nuove prospettive ai pazienti».

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