Cataratta, retinopatia, glaucoma, edema maculare. Sono le patologie oculari che possono rovinare la vista alle persone con diabete provocando anche cecità nei casi più gravi. Ma per trovare una soluzione non c’è bisogno di andare troppo lontano. I ricercatori del Joslin Diabetes Center di Boston hanno infatti scoperto l’insospettato effetto protettivo di una proteina presente nell’occhio, capace di prevenire e potenzialmente anche curare i disturbi della vista correlati al diabete. Si tratta della proteina legante il retinolo (Rbp3): se viene introdotta in quantità elevate allo stadio iniziale della malattia oculare, riesce a ripararne i danni restituendo una visione integra.
Almeno questo è quanto accade nei topi. Ma i risultati degli esperimenti sugli animali, riportati su Science Translational Medicine, sono incoraggianti e lasciano intravedere possibilità di cura delle patologie oculari diabetiche anche per gli esseri umani.
L’idea di concentrare l’attenzione sull’Rbp3 nasce dall’osservazione di un campione di persone con diabete di tipo 1 (arruolati nel Joslin Medalist Study): in 15 anni di monitoraggio, il 35 per cento dei pazienti non ha sviluppato la retinopatia né altre complicanze oculari, pur avendo livelli alti di glicemia.
Cosa li distingueva dagli altri? I ricercatori hanno ipotizzato la presenza di un fattore protettivo interno. Dall’analisi della retina e del corpo vitreo è emerso che negli occhi delle persone che non sviluppavano patologie oculari diabetiche i livelli della proteina Rbp3 erano più alti. Al contrario, molte persone con diabete avevano livelli di Rbp3 bassi. I ricercatori hanno per prima cosa analizzato il ruolo di questa proteina all’interno dell’occhio.
In condizioni normali Rbp3 ha la funzione di rigenerare un certo tipo di vitamina A che alimenta i coni e i bastoncelli, i fotorecettori della retina indispensabili per una corretta visione. Ma quando gli occhi sono esposti a livelli elevati di glucosio, come succede nei pazienti con diabete, l’Rbp3 cambia ruolo e interviene per limitare l’immissione di glucosio nelle cellule retiniche inibendo l’azione della proteina trasportatrice di glucosio Glut1.
Per verificare questo ruolo protettivo della proteina, gli scienziati hanno condotto esperimenti su modelli animali, mettendo a confronto la salute degli occhi di topi con elevati o bassi livelli di Rbp3.
Dai risultati è emerso che i topi con quantità superiori della proteina non sviluppavano la retinopatia diabetica. Inoltre, iniettando Rbp3 nel corpo vitreo degli occhi allo stadio iniziale della retinopatia, gli animali riacquistavano una vista perfetta, senza alcun disturbo. I danni nella fase precoce della malattia possono quindi essere riparati. L’Rbp3, quindi, quindi ha proprietà protettive ma anche terapeutiche. E non finisce qui.
Inaspettatamente gli scienziati hanno osservato che tracce di proteina Rbp3, principalmente presente negli occhi, possono essere individuate anche nel sangue. È una scoperta interessante, perché se la presenza della proteina nel circolo sanguigno fosse correlata alla retinopatia diabetica, un’ipotesi ancora da dimostrare, l’Rbp3 potrebbe funzionare anche come biomarker della malattia permettendo una diagnosi precoce della malattia e, di conseguenza, interventi efficaci allo stadio iniziale.
Tre in uno: la proteina Rbp3 potrebbe servire per la diagnosi, la prevenzione e la cura delle patologie oculari correlati al diabete.
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