In Italia la sclerosi multipla (Sm) riguarda circa 144 mila persone. Negli ultimi decenni, grazie ai progressi della ricerca in neuroscienze e allo sviluppo di nuovi farmaci, questa patologia è diventata una delle malattie neurologiche con il maggior numero di terapie disponibili: oggi se ne contano oltre venti. Questo ha permesso di migliorare in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita delle persone con Sm, ma restano aperte importanti sfide, soprattutto per le forme progressive della malattia.
La sclerosi multipla è causata da una risposta anomala del sistema immunitario che, invece di proteggere l’organismo, attacca alcune componenti del sistema nervoso centrale, generando uno stato di neuroinfiammazione. Le terapie attualmente disponibili agiscono prevalentemente modulando o sopprimendo il sistema immunitario, con l’obiettivo di ridurre i danni e rallentare la progressione della malattia. Questo approccio, però, può comportare effetti collaterali, perché riduce anche la capacità dell’organismo di difendersi da infezioni e altri agenti esterni.
Proprio per superare questi limiti, un nuovo filone di ricerca sta esplorando le risorse del nostro sistema immunitario. È in questa direzione che si colloca il lavoro della Fondazione Santa Lucia di Roma, sostenuto dall'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e dalla Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism). I ricercatori stanno studiando i meccanismi anti-infiammatori già presenti nell’organismo, con l’obiettivo di sviluppare farmaci capaci di potenziarli senza indebolire le difese immunitarie.
In particolare, i ricercatori hanno analizzato il ruolo dell’interleuchina 9 (IL-9), una proteina del sistema immunitario coinvolta nella comunicazione tra le cellule. Lo studio ha dimostrato che l’IL-9 è in grado di ridurre lo stato infiammatorio degli astrociti, cellule fondamentali per il supporto e la struttura del sistema nervoso che, in condizioni patologiche, possono contribuire all’infiammazione.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation, è stata condotta su tessuti cerebrali di persone con sclerosi multipla progressiva e su diversi modelli cellulari umani. L’approccio sperimentale adottato apre la strada a un possibile trasferimento più rapido di queste scoperte verso nuove terapie.
«Questi risultati dimostrano che il sistema immunitario non ha solo funzioni negative nella sclerosi multipla, ma può anche attivare dei meccanismi di spegnimento della neuroinfiammazione – commenta Elisabetta Volpe, che ha guidato il team di ricerca - e comprendere come il cervello dei pazienti risponde a uno stimolo infiammatorio aumenta le opzioni terapeutiche per i pazienti. Utilizzare e modulare in modo selettivo questi meccanismi, e in particolare riprogrammare la reattività degli astrociti e delle altre cellule che causano neuroinfiammazione, è un passaggio cruciale per immaginare terapie sempre più mirate».
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