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È l’Italia quest’anno a ospitare uno degli eventi più attesi dell’anno in campo diabetologico: il Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD), giunto alla 52° edizione, si tiene infatti a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, sotto la presidenza di Francesco Giorgino, professore di Endocrinologia e malattie del metabolismo all'Università di Bari Aldo Moro e presidente dell'EASD per il biennio 2026-2028.
Il Congresso di quest'anno «segna un passaggio fondamentale nel trattamento del diabete – esordisce Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid) – perché sposta decisamente il fuoco dell’attenzione dalla semplice riduzione della glicemia alla protezione globale della persona. Farmaci innovativi, tecnologie digitali e medicina di precisione hanno le potenzialità di ridurre le complicanze e il carico quotidiano della malattia. Ma la vera sfida – sottolinea - sta nel trasformare questi progressi in percorsi accessibili, sostenibili e personalizzati, senza creare aspettative premature, né generare nuove disuguaglianze. Le tre parole chiave che devono ispirare oggi la scelta del trattamento sono dunque: anticipare, intervenendo prima che compaiano danni irreversibili; personalizzare, considerando grado del rischio, organi target del diabete, preferenze del paziente e condizioni di vita; democratizzare, perché l’innovazione ha valore soltanto se raggiunge tutti quelli che ne hanno davvero bisogno. Il vero successo dipenderà molto dalla capacità del Servizio sanitario di definire priorità, negoziare sostenibilità, aggiornare i percorsi assistenziali e formare professionisti e pazienti».
Le nuove linee guida europee e americane. Tra gli eventi principali, segnala la Sid, c’è la presentazione delle nuove linee guida congiunte delle Società europea e americana di diabetologia (Consensus Report ADA/EASD 2026) che consolidano il passaggio da un approccio di trattamento strettamente “gluco-centrico” a un modello di cura incentrato sul paziente. Questo modello pone l'accento sulla gestione delle comorbilità correlate al diabete, in particolare le malattie cardio-vascolari, la malattia renale cronica (CKD) e la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD). «Salute del cuore, dei reni e MASLD – rileva Buzzetti – occupano uno spazio centrale perché oggi il successo terapeutico non si misura più solo sulla riduzione dell’emoglobina glicata, ma sull’impatto che le terapie hanno sulla vita delle persone: prevenire un infarto, l’insufficienza cardiaca, la dialisi e la progressione della malattia epatica significa aumentare non solo la durata di vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute».
Farmaci GLP-1 e nuove combinazioni. I nuovi farmaci anti-diabete e anti-obesità, spiega la presidente Sid, «stanno catalizzando l’attenzione perché non agiscono soltanto sulla glicemia: hanno un impatto rilevante su peso, rischio cardiovascolare, funzione renale e qualità di vita». I risultati dei grandi trial che saranno presentati all’EASD «potrebbero influenzare rapidamente linee guida e pratica clinica» interviene Riccardo Bonadonna, professore di Endocrinologia all'Università di Verona e presidente eletto della Sid. Tutto questo, prosegue, «potrebbe significare terapie potenzialmente più semplici con minor complicanze e dunque miglior qualità di vita e autonomia. Restano però decisivi i temi dell’accessibilità, l’appropriatezza, la tollerabilità e la continuità terapeutica. Infine, la sfida massima: la sostenibilità dei sistemi sanitari solidaristici, già oggi e, ancor di più, nel prossimo futuro».
Intelligenza Artificiale e high-tech. Ad accompagnare i progressi dei trattamenti farmacologici ci sono quelli delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale applicate al diabete. Non per nulla il Congresso di Milano ospita il primo Workshop EASD dedicato all'IA. Temi centrali saranno l'integrazione pratica degli strumenti di intelligenza artificiale nei contesti clinici, l'ottimizzazione dei software per il riconoscimento dei pattern glicemici e la gestione dei limiti di sicurezza e la qualità dell'assistenza digitale automatizzata.
Le innovazioni nella tecnologia applicata al diabete si concentrano in particolare sui sistemi di somministrazione dell’insulina automatizzati, sul monitoraggio continuo della glicemia (CGM) avanzato, affiancato al monitoraggio continuo dei chetoni (CKM).
Diabete di tipo 2: possibile ripensamento della terapia iniziale. Grande attesa c'è anche per i risultati del trial SMARTEST che risponderà alla domanda se sia possibile sostituire la metformina con gli inibitori di SGLT2 come terapia di prima linea nel diabete di tipo 2. «Anche questo studio – commenta Buzzetti - investirà direttamente la pratica clinica, aprendo alla possibilità di passare da una terapia progressiva, con aggiunte “a scalini”, a una strategia precoce orientata fin dall’inizio alla protezione degli organi. L’impatto sulle persone con diabete sarà la riduzione dell’inerzia terapeutica, una protezione anticipata e un trattamento più coerente con il profilo cardiovascolare e renale individuale».
Diabete di tipo 1: dallo screening alla ricerca di una cura. Diversi gli appuntamenti in programma all’EASD sulla terapia cellulare nel diabete di tipo 1. Tra l'altro, saranno presentate tre esperienze cliniche first-in-human molto diverse tra loro: il trial cinese CiPSC sull’impiego di isole pancreatiche autologhe; uno studio giapponese su isole pancreatiche derivate da iPSC, un prodotto allogenico, impiantato chirurgicamente; un terzo studio svedese sull’immune-engineering, riguardante cellule insulari pancreatiche da donatore (UP421) modificate per sfuggire al riconoscimento immunitario e trapiantate nel muscolo dell’avambraccio senza immunosoppressione. Questi studi aiuteranno a rispondere all'interrogativo se queste cellule produttrici di insulina possono sopravvivere a lungo, essere prodotte su larga scala ed evitare immunosoppressione e recidiva autoimmune.
«È su quest’ultimo punto che si gioca il passaggio da risultati straordinari in pochi pazienti a una terapia realmente applicabile su ampia scala» sottolinea la presidente Sid. «Per la prima volta si intravede un percorso che va dalla previsione della malattia alla possibilità di modificarne l’evoluzione – precisa - o di ripristinare la produzione di insulina. L’introduzione dei programmi di screening consentirà diagnosi più precoce di diabete di tipo 1 con conseguente prevenzione della chetoacidosi e, in prospettiva, minore dipendenza dall’insulina».
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