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Promuovere un dialogo trasparente e un processo decisionale condiviso tra le donne e i clinici, che ponga l'accento sull'autonomia della donna nelle proprie scelte riproduttive nel caso si presentino gravidanze ad alto rischio di eventi avversi per la madre o il feto.
A raccomandarlo sono le Linee guida aggiornate sulla materia che l'European Society of Cardiology (ESC) ha presentato al proprio Congresso annuale (Madrid, dal 29 agosto all'1 settembre).
Un'impostazione, questa, che si discosta da quella che scoraggiava le donne con condizioni di salute ad alto rischio dall’intraprendere una gravidanza (le precedenti linee guida erano del 2018). Ora l'aggiornamento raccomanda inoltre che queste donne ricevano una consulenza da un team multidisciplinare che tenga conto del profilo genetico se rilevante, della storia familiare e di precedenti eventi vascolari.
Il documento, approvato anche dalla Società europea di ginecologia, è stato redatto da un gruppo internazionale di esperti, tra cui le co-presidenti Julie De Backer, cardiologa e genetista clinica al Dipartimento di Medicina interna e pediatria dell’Università di Gand, e Kristina Hermann Haugaa, cardiologa e responsabile della Clinica ambulatoriale e dell’Unità di Malattie cardiache genetiche all’Ospedale universitario di Oslo.
Sono sempre di più le donne con una storia di malattie cardiovascolari che prendono in considerazione la gravidanza. «Questo – spiega De Backer - è dovuto a diversi motivi: più donne nate con cardiopatie congenite raggiungono l’età adulta, più donne sopravvivono a trapianti o trattamenti oncologici e più donne sviluppano malattie cardiache acquisite». Nelle nuove raccomandazioni, precisa l'esperta, «ci siamo allontanati da una rigida politica del “gravidanza vietata” nei casi ad alto rischio, adottando invece un modello di decisione condivisa che consente alle donne di fare scelte pienamente consapevoli con il giusto supporto psicosociale».
Le malattie cardiovascolari sono oggi la principale causa di mortalità non ostetrica nelle donne in gravidanza, responsabili del 33% dei decessi correlati alla gravidanza a livello globale. Il 68% di questi decessi sarebbe però prevenibile. Fino al 4% delle gravidanze è complicato da malattie cardiovascolari (fino al 10% se si includono i disordini ipertensivi).
Le principali indicazioni dell'ESC sono ora che ogni donna con malattia cardiovascolare riceva una valutazione personalizzata del rischio legato alla gravidanza che consideri necessità mediche, farmaci, età materna, abitudine al fumo, comorbidità, indice di massa corporea (BMI), storia ostetrica e condizione socioeconomica. Le preferenze della donna devono essere esplorate a fondo come parte del processo decisionale condiviso. Le giovani donne con cardiopatie congenite o ereditarie dovrebbero ricevere informazioni sui rischi legati alla gravidanza già dalla pubertà, a causa dell’alta incidenza di gravidanze indesiderate (fino al 45%). Quanto ai farmaci, per esempio, c'è l'indicazione dell’uso delle statine in alcune donne per tutta la gravidanza. Si raccomanda inoltre la creazione e il potenziamento dei Pregnancy Heart Team negli ospedali specializzati.
«A causa dei dati limitati sui farmaci sicuri in gravidanza – sottolinea da parte sua Haugaa - molte donne rischiano trattamenti subottimali. Le nostre linee guida offrono indicazioni aggiornate e dettagliate per evitare che farmaci importanti vengano sospesi senza motivo».
Altri aggiornamenti riguardano una maggiore chiarezza su quando ricorrere al parto cesareo nelle donne con rischio cardiovascolare: molte, infatti, sono sottoposte a un cesareo senza evidenze di beneficio e invece con possibili rischi aggiuntivi per il feto. Inoltre, si raccomanda di posticipare la gravidanza di almeno un anno dopo un trapianto cardiaco, valutando i fattori di rischio individuali.
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