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DidascaliaImmagine: Rehab Center Vita. https://kazan.vperemen.com, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Servizi territoriali frammentati, carenza di personale e forti differenze regionali: è questo il quadro allarmante che emerge dall’analisi presentata dalla Fondazione Gimbe al Congresso nazionale Federserd (Milano, 27-31 ottobre).
In Italia, un operatore dei Servizi per le dipendenze (SerD) segue in media 24 pazienti, con punte che arrivano a 37 in Umbria, mentre il 10% degli accessi in Pronto soccorso per patologie droga-correlate riguarda minorenni.
«Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo – sostiene il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – e i Servizi per le dipendenze rappresentano oggi un’anomalia strutturale del nostro Servizio sanitario nazionale: frammentati, disomogenei e con personale insufficiente. La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani».
Giovani sempre più a rischio. Nel 2024 gli accessi ai Pronto soccorso per patologie direttamente droga-correlate sono stati 8.378, in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma con un dato preoccupante: il 10% riguarda minorenni. Quasi la metà è arrivata in ospedale per psicosi indotta da sostanze e oltre un terzo è stato ricoverato in reparti di psichiatria. Anche i ricoveri ospedalieri sono in crescita: 7.382 nel 2023, con un incremento del 13% rispetto al 2022, e il 69% concentrato nelle Regioni del Nord.
Servizi a macchia di leopardo. Il sistema di assistenza alle persone con dipendenze patologiche (che comprende uso di sostanze e dipendenze comportamentali come gioco d’azzardo o abuso di internet) mostra un’offerta molto disomogenea. In Italia operano 198 Servizi di primo livello, 1.134 ambulatoriali e 951 strutture residenziali o semi-residenziali, ma la distribuzione è irregolare: in alcune Regioni del Sud, come Calabria, Basilicata e Sardegna, mancano del tutto i servizi di primo livello.
Nel 2024 i SerD hanno preso in carico oltre 134 mila persone, con un aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Il 14% degli utenti ha meno di trenta anni, segnale di un bisogno sommerso ancora difficile da intercettare.
Personale insufficiente e pressione in aumento. A fronte di una rete numericamente adeguata, è il fattore umano a mancare: il personale censito nel 2023 (6.005 professionisti) è inferiore di quasi 1.900 unità rispetto allo standard previsto dal DM 77, che definisce il fabbisogno tra 7.860 e 8.000 operatori per garantire un servizio efficiente.
Le carenze più gravi riguardano psicologi, educatori professionali e assistenti sociali.
«Stando ai numeri – commenta Cartabellotta – i Servizi per le dipendenze in Italia non mancano, ma senza una loro riorganizzazione e una reale integrazione in rete, la loro efficacia resta limitata. Occorre passare da strutture isolate a un sistema capace di garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale». Inoltre, «senza un potenziamento stabile del personale l’efficacia dei SerD resterà limitata e il peso della cura continuerà a gravare su pochi operatori».
Un diritto ancora a rischio. Le dipendenze patologiche restano una delle aree più trascurate della sanità pubblica, nonostante il loro impatto crescente su salute, sicurezza e spesa sanitaria. «Affrontare le dipendenze significa tutelare la salute pubblica – sostiene ancora il presidente Gimbe – ma oggi i Servizi per le dipendenze sono il simbolo della disattenzione istituzionale verso un’area ad alta vulnerabilità, troppo spesso lasciata ai margini del Ssn. È tempo di riconoscerli come parte integrante dell’assistenza territoriale e di garantirne il potenziamento attraverso investimenti strutturali e vincolanti. Restano infatti un presidio essenziale per la cura e la prevenzione, la presa in carico tempestiva, il reinserimento sociale e la riduzione del danno nei pazienti».
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