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Un sistema sanitario eccellente, ma fragile, chiamato ad adattarsi a un contesto economico, sociale e demografico profondamente cambiato e che mette a rischio la sua sostenibilità economico-finanziaria di lungo periodo e perpetua le persistenti disuguaglianze territoriali. E poi, la non adeguata valorizzazione del capitale umano e i molti ostacoli alla competitività del settore Life Science. È questo il ritratto che emerge dalla XX edizione del Rapporto Meridiano Sanità, dedicato al tema “Salute, Società, Economia: alla ricerca di un nuovo equilibrio”.
«Questa XX edizione è un invito a guardare ai prossimi vent’anni con la consapevolezza che bisogna lavorare insieme per costruire un nuovo equilibrio tra demografia, salute ed economia, con coraggio e responsabilità», ha spiegato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House - Ambrosetti e TEHA Group. «Meridiano Sanità è il nostro think tank sulla sanità dove le divergenze e le tensioni si trasformano in confronto e dialogo e il dialogo in proposte concrete. Solo così sarà possibile restituire stabilità e prospettiva a un sistema sanitario che rischia di perdere la sua universalità».
Le tendenze che si ripercuotono sulla sanità sono innumerevoli.
La transizione demografica che attraversa oggi l’Italia, con la popolazione ultrasessantacinquenne raddoppiata negli ultimi 20 anni, si manifesta come una triplice sfida: l’invecchiamento e lo squilibrio tra giovani e anziani, il calo costante delle nascite e nuclei familiari sempre più ristretti, fino all’emigrazione giovanile. Anche solo con 2.700 euro di spesa sanitaria pubblica pro capite a parità di potere d’acquisto – valore inferiore alla media europea – l’Italia riesce a garantire risposte migliori degli altri Paesi: un’aspettativa di vita di 84,1 anni, la seconda più alta in Europa, e una mortalità evitabile nettamente inferiore.
E poi gli insufficienti investimenti in prevenzione e stili di vita errati: oggi solo il 4,2% della spesa sanitaria pubblica viene speso per la prevenzione e gli screening oncologici, così come le coperture vaccinali – soprattutto per adolescenti e adulti – restano lontani dai target ottimali. A questo si somma un quadro preoccupante degli stili di vita: nel 2024 il 20,5% degli italiani fuma, il 15,6% consuma alcol in quantità superiori alle linee guida e il 45% è in eccesso di peso (con il 37% dei bambini e delle bambine in sovrappeso o obeso).
Altro nodo critico è la carenza di personale medico e infermieristico – oltre 175.000 unità mancanti – segno di una bassa attrattività del settore per i giovani, frenata da retribuzioni poco competitive e scarsa valorizzazione del merito.
A questo si aggiungono i divari socio-economici tra Regioni che si traducono anche in diseguaglianze di salute in termini di mobilità sanitaria, aspettativa di vita, coperture di screening, rinuncia alle cure. Le Regioni del Nord – in cui si concentra la ricchezza del Paese – sono anche quelle con i risultati migliori all’interno del Meridiano Sanità Regional Index. L’aspettativa di vita varia dagli 81,5 anni della provincia di Napoli agli 85 di Lecco, mentre gli anni vissuti in buona salute oscillano dai 53,4 della Calabria ai 69,7 della P.A. di Trento.
«In questo scenario di incertezza e grandi cambiamenti, la salute si conferma non solo un diritto fondamentale, ma anche un investimento strategico, un driver di competitività e crescita per l’intero sistema Paese», ha aggiunto Daniela Bianco, Partner di The European House – Ambrosetti e Responsabile Practice Healthcare di TEHA Group. Affrontare le sfide che attendono l’Italia nel futuro prossimo richiede una strategia di politiche integrate, fondate sul principio che da vent’anni ispira Meridiano Sanità: solo coniugando prevenzione e innovazione è possibile generare e condividere valore per le persone e il Paese».
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